Il giustizialismo ha avvelenato i pozzi della vita civile

Il Perché sì di Giuliano Cazzola
''Perché sì'' è facile da spiegare: l'ordine giudiziario non risponde a nessuno ed è in mano alle procure. Da decenni assistiamo a vere e proprie prevaricazioni del circuito mediatico giudiziario che si accanisce contro persone, che il più delle volte dopo anni di tormento vengono giudicate innocenti. E non è un problema solo di personalità in vista, ma anche della gente comune

Come ha scritto un grande penalista, Filippo Sgubbi, si staglia, poi, nel contesto di una giustizia penale sempre più avulsa dalle sue finalità, la fattispecie della responsabilità penale senza colpa (dal binomio innocente/colpevole si passa al binomio puro/impuro). In sostanza, il reato è diventato una colpa per talune categorie sociali: non nel senso tradizionale di uno specifica fatto – sostiene Sgubbi – commesso da una persona e connotato da colpevolezza, bensì come un male insito nell’uomo e nel suo ruolo nella società. Il reato e la colpa sono uno status che precede la commissione di un fatto. Assomiglia, per gli ‘’impuri’’, al peccato originale. 

Non si tratta di una colpa generale inerente alla persona umana come tale, ma è legata al ruolo sociale ricoperto o alla tipologia dell’attività che svolge nella vita (in particolare, la politica, ndr). Così talune categorie sociali sono ‘’pure’’ per definizione e prive di colpa (esempio gli occupanti abusivi di case); anzi la loro condizione di illegalità, talvolta, è creatrice di diritti (come l’allacciamento abusivo alla corrente elettrica). Gli appartenenti ad altre categorie, invece, dovranno dimostrare la loro contingente ed episodica purezza (un innocente è solo un colpevole che l’ha scampata); cioè saranno costretti a provare che in quella circostanza eccezionalmente non gli può essere imputato nulla. Per gli impuri ‘’la salvezza penale è ardua’’ perché devono vincere la presunzione di colpevolezza e superare l’inversione dell’onere della prova.
Sostenere i referendum è una battaglia giusta, di libertà. Anzi potremmo addirittura affermare che è una causa da portare avanti nell'interesse stesso della magistratura, perché le sia restituito quel ruolo di imparzialità in nome della legge e del popolo italiano. È doveroso impegnarsi perché la battaglia è difficile. Decenni di giustizialismo hanno avvelenato i pozzi del vivere civile. E non è facile riportare un clima conforme ai diritti sanciti dalla Costituzione. Non è sicura una vittoria di Sì, perché le forze che si opporranno sono radicate all'interno di una opinione pubblica sobillata dalle campagne di odio, che hanno caratterizzato questa lunga fase della storia repubblicana.

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