L’emergenza come alibi. La magistratura non può essere un “corpo speciale”.

Il Perché sì di Damiano Aliprandi
Tranne rarissime eccezioni, al di là delle correnti di sinistra e di destra, la magistratura è compatta su un punto: va bene qualsiasi riforma, l'importante è che l’ordine giudiziario non sia responsabilizzato e che la sua struttura di potere rimanga inalterata, come quella di un corpo “speciale” dello Stato. Il potere giudiziario italiano, a differenza di quello politico, è infatti unico e indivisibile. Non è un caso che i Paesi democratici si distinguano da quelli autoritari per il fatto di incarnare l’idea che la divisione del potere sovrano tra più soggetti sia l’unico strumento efficace a prevenirne gli abusi. Solo attraverso la divisione, il potere si limita.
Il nostro Paese però rappresenta un’eccezione: per quanto riguarda quello politico, il rapporto e le influenze reciproche tra il potere legislativo ed il potere esecutivo, nonostante qualche imperfezione che andrebbe corretta, prendono vita attraverso il bicameralismo. Quello giudiziario, invece, è un blocco unico ed è l’unico potere che non si può limitare. Guai a farlo attraverso una seria riforma, altrimenti si arriva ad evocare la minaccia del piano di rinascita della P2, il fantomatico papello di Totò Riina, la trattativa Stato Mafia e altre teorie del complotto funzionali a uno stato di polizia.
Tutto questo però nasce dalla pratica “emergenziale”, che divenne una vera e propria forma di governo a partire dagli anni ottanta. La logica dell'emergenza ha definitivamente disarticolato e distrutto l'impianto della Prima Repubblica, travolgendo in questo processo buona parte delle dinamiche democratiche degli ultimi decenni della storia repubblicana. Tutto il "sistema dei partiti" ha sostanzialmente contribuito al funzionamento di questa distorta forma di governo: delegando alla magistratura enormi poteri discrezionali; elaborando una legislazione "speciale" che avrebbe dovuto avere una funzione transitoria e che invece è stata trasferita nel corpo delle leggi "normali"; costruendo decine di "carceri speciali" con trattamento "differenziato" governato continuamente attraverso "decreti" e spesso in stridente contrasto con i principi della Costituzione.
Per fare ciò, si è agitato ogni volta un supposto "pericolo per la democrazia", individuato, a seconda dei casi, nel terrorismo, nella criminalità organizzata o, questione più recente, in alcuni improbabili teoremi giudiziari (su “entità” che manovrano la Storia del nostro Paese), molto somiglianti ai cospirazionismi paranoici dei regimi totalitari, come il nazismo. In mancanza di vere emergenze, ora ci si aggrappa all’inesistente. Mantenere leggi emergenziali e far rimanere illimitato il potere giudiziario, in mancanza di emergenza, è sintomo di uno Stato più vicino a un regime autoritario che a uno liberale.
La classe politica attuale è in parte succube e in parte organica a un ampio settore ideologizzato della magistratura, che presenta spiriti conservativi del potere. Conservativi, ma che usano l’ideologia fintamente progressista per inculcare nell’opinione pubblica l’idea che un magistrato rappresenti il “contropotere”. Niente di più falso. Rappresenta perfettamente il mantenimento del Potere, per giunta illimitato.
Tale condizione genera anche un’altra conseguenza. La magistratura, tramite le nomine compiute dal CSM, si è appropriata anche dell’integrale controllo del Ministero di giustizia, introducendo presenze importanti (magistrati fuori ruolo) anche in altri Ministeri e nelle strutture delle istituzioni internazionali, cui l’Italia partecipa. I poteri del Ministro, quindi, sono vanificati per il fatto che sono in realtà gestiti da magistrati nominati dal CSM, secondo le logiche correntizie proprie del funzionamento dell’organo di autogoverno.
Ci sono quindi tre fattori che garantiscono alla magistratura un potere illimitato e prevaricante: non c’è separazione delle carriere, né tanto meno delle funzioni (c’è un unico blocco di potere, che non esiste in nessun altro Paese a democrazia avanzata), taluni magistrati occupano posti ministeriali (i cosiddetti fuori ruolo) e infine, il più delle volte, i magistrati non rispondono dei loro errori e di sicuro non lo fanno direttamente. Per questo i referendum sulla giustizia giusta promossi dal Partito Radicale risultano fondamentali. La classe politica è inerme e la magistratura non potrà mai autoriformarsi.
I quesiti referendari pongono una questione urgente. Bisogna fare in modo che il cittadino – dal colletto bianco fino alla persona che vive ai margini della società - non rimanga impotente di fronte agli abusi di qualsiasi potere. Compreso quello giudiziario. Una magistratura equilibrata e responsabile è utile anche ai magistrati stessi. Soprattutto a quelli che lavorano seriamente e sanno che da un grande potere derivano grandi responsabilità.

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